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Tar annulla commissariamento CSV, ridà dignità a Marco Gianesini e Maria Rita Dal Molin e boccia Silvana Bortolami e gli "ispiratori". Ma la macchina del fango si inceppa quando il fango dovrebbe lavarlo

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Giovedi 2 Giugno 2016 alle 22:35 | 0 commenti

«Marco Gianesini, Maria Rita Dal Molin e il volontariato vicentino vincono la loro battaglia contro l'infamia: il Tar annulla il commissariamento del CSV": così scrivevamo martedì 31 maggio  pubblicando la sentenza, che vi invitiamo a leggere senza neanche il nostro "filtro" interpretativo tanto è chiara, secca ed inequivocabile e con la quale il Tar del Veneto ha dato ragione a loro e a 72 associazioni che avevano sostenuto le loro onestà ponendo fine a una vicenda che ha tenuto banco su certa stampa locale per giorni e giorni. Infatti, scrivevamo all'epoca dei fatti, essenzialmente "mediatici", scoppiati da maggio 2015 in poi, lo spazio dedicato alle poche migliaia di euro spesi con dolo secondo gli accusatori e alla presunta assunzione di "favore" di una donna, ex presidente del Csv, che al volontariato ha sacrificato il suo precedente impiego, era stato ben maggiore, realmente e in proporzione, di quello speso per raccontare delle accuse documentate sfociate in condanna per Gianfranco Galan e in processo ora in corso, dopo gli arresti domiciliari, per Lia Sartori per lo scandalo megamilionario del Mose et similia.

Lo scenario del processo mediatico, che ben abbiamo conosciuto sulla nostra pelle, è quello solito delle parti peggiori di questa Italia e il sipario si apre con un documento (la delibera di commissariamento) sulla scrivania accogliente di un giornale accompagnato da virgolettati accusatori attribuiti dalla collega a Silvana Bortolami, la presidentessa del Co.Ge. Veneto, che era stata nominata come di prassi da Fondazioni bancarie. Ora queste dovrebbero per lo meno non confermare lei e i responsabili dell'atto (il 13 giugno c'è il rinnovo delle cariche del Co.Ge.) non solo per la sentenza assolutoria ma anche perchè, dopo aver lanciato il sasso, la presidentessa uscente è arrivata a frapporre difficoltà burocratiche nel consegnarci quello stesso documento che, a sua firma e da lei commentato, era, invece, arrivato, senza neanche pagare... 'affrancatura, al quotidiano confindustriale.

Se si era arrivati a una delibera di commissariamento, su cui la solita Bortolami si era sempre rifiutata di risponderci dopo i suoi "virgolettati" di favore, la trama del killeraggio prevede dei "faccendieri" locali, che l'avessero promossa per vendette e giochi di potere ("il volontariato significa voti e le grandi associazioni vogliono inghiottire le piccole" afferma Gianesini)  emulando in questa piccola e sempre più misera Vicenza i Luigi Bisignani di alto bordo.

In questo caso i nomi non sono documentabili, a meno che la Bortolami, in un impeto di "lavaggio" della propria coscienza, che le ridarebbe quell'onore che per un anno Gianesini e Dal Molin avevano visto  "sospeso" per responsabilità anche sue e che ora lei, la presidentessa, ha perso, non decida di rivelare che sono quelli sussurrati di  Sante Bressan e Vincenzo Maria Riboni che si aggiungono a quelli già fatti tempo fa, Silvano Spiller e Mario Zocche, quest'ultimo attuale presidente scelto da Achille Variati per gestire le piccole Ipab, come la ben tristemente nota Opera Pia Cordellina, dopo essere stato commissariato come presidente del vecchio CSV il 21 aprile di anni fa.

Su questa data gioca, ma non troppo, Marco Gianesini ("è il gionro del mio compleanno ma anche la data in cui ci è stato comunicato il commissariamento, anniversario di quello di Zocche")nell'intervista video che qui vi proponiamo di vedere, ascoltare e soppesare con calma pari alla forza delle accuse di Gianesini (e della difesa delle sue associazioni a cui confermerà, dice subito, anche i bandi che ora sarebbero nulli per l'azzeramento di tutte le decisioni prese dal commissario Mauro Bellesia) e che avevamo realizzato sempre il 31 maggio, posponendone, però, come vi avevamo anticipato, la pubblicazione. Perchè?

Perchè la nostra, dura, ipotesi dell'esistenza anche in questo caso di una macchina del fango sognavamo che fosse cancellata nei due giorni successivi alla pubblicazione il 31 maggio, anche da parte degli accusatori, delle risultanze della sentenza senza il timore che la nostra intervista pubblicata subito potesse dare a qualcuno la scusa per non dedicare alla "riabilitazione" di Marco Gianesini, Maria Rita Dal Molin e delle decine di associazioni di volontariato che rappresentavano, e ora rappresentano ancora di più, gli stessi spazi che avevano occupato le loro accuse.

Il 1° giugno, invece, nulla abbiamo letto sugli accusati, oggi 2 giugno neanche e allora ecco l'intervista.

Chissà che i colleghi "confindustriali" non ottengano ora il permesso di intervistare almeno i due "infangati".

Noi non siamo gelosi se la stampa, prima o poi, fa il suo dovere informando soprattutto sui fatti dando pari evidenza ad accuse e difese. Come è avvenuto per l'intervista al procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, per l'inchiesta sullo scandalo della BPVi di Gianni Zonin che noi, umili cronisti di VicenzaPiù, abbiamo fatto il 9 maggio e loro, i potenti, poi e solo il 30 maggio, per pubblicarla sempre il 31, il giorno del "lavaggio del fango", inceppatosi subito dopo.

D'altronde il nostro umile "pungolo" alla, diciamo sopita, stampa locale risponde a un principio base del nostro comune lavoro: i giornalisti sono i cani da guardia del potere, anche di quello mediatico.


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